venerdì 4 novembre 2016

Andrea Camilleri - La luna di carta

La sveglia sonò, come tutte le mattine da un anno a ‘sta parti, alle setti e mezza. Ma lui si era arrisbigliato una frazione di secunno prima dello squillo, era abbastato lo scatto della molla che mittiva in moto la soneria. ebbe perciò , prima di satare dal letto, il tempo di girare, l’occhi alla finestra, dalla luce accapì che la jornata s’appresentava bona, senza nuvoli. Doppo, il tempo fu appena bestevole per pripararsi il cafè, vivirisinni una cicarata, andare a fari i sò bisogni, farisi la varva e la doccia, vivirisi n’autra cicarata, addrumarisi una sicaretta, vistirisi, nisciri fora, mittirisi in machina, arrivari alle novi in commissariato: il tutto con la velocità di una comica di Ridolini i di charlot.
Fino a un anno avanti, la procedura dell’arrisbigliata matutina aviva invece caminato secunno regole diverse e, soprattutto, senza affanno e senza cerrute da centometrista.

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