lunedì 7 novembre 2016

Gianrico Carofiglio - Le perfezioni provvisorie


Tutto cominciò con un’innocua telefonata di un vecchio compagno di università.
Sabino Fornelli fa l’avvocato civilista. Quando un suo cliente ha un problema penale, lui chiama me, mi passa il caso e poi non vuole saperne più niente. Come molti civilisti, pensa che gli uffici giudiziari penali siano posti malfamati e pericolosi, e preferisce tenersene alla larga. Un pomeriggio di marzo, mentre ero impegnato a studiare un ricorso che avrei dovuto discutere il giorno dopo in cassazione, Sabino Fornelli mi chiamò. Erano parecchi mesi che non ci sentivamo.
«Ciao Guerrieri, come stai?».
«Bene, e tu?».
«Come sempre. Mio figlio è andato a farsi tre mesi di scuola negli Stati Uniti».
«Bello. Ottima idea, avrà qualcosa da ricordarsi».
«Anch’io avrò qualcosa da ricordarmi: da quando è partito mia moglie mi massacra con la sua ansia, e io sto per diventare pazzo».
Continuammo ancora per qualche minuto con questi convenevoli, poi arrivammo al punto. C’erano due suoi clienti che dovevano parlarmi di una cosa molto delicata e anche urgente. Abbassò il tono della voce, quando disse delicata e urgente, in un modo che mi parve un po’ ridicolo. Il caso più grave che fino ad allora mi aveva passato Fornelli era una drammatica vicenda di ingiurie, percosse e violazione di domicilio.

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