lunedì 7 novembre 2016

Gianrico Carofiglio - Testimone inconsapevole


Ricordo molto bene il giorno prima — anzi il pomeriggio prima — che tutto cominciasse.
Ero arrivato in studio da un quarto d’ora e non avevo nessuna voglia di lavorare. Avevo già controllato la posta elettronica, la posta cartacea, riordinato qualche carta fuori posto, fatto un paio di telefonate inutili. Insomma avevo esaurito tutti i pretesti e quindi mi ero acceso una sigaretta.
Adesso mi godo tranquillamente la sigaretta e poi comincio.
Finita la sigaretta avrei trovato qualcos’altro. Magari sarei sceso ricordandomi di un certo libro che dovevo andare a prendere da Feltrinelli e, insomma, avevo rinviato troppe volte.
Mentre fumavo squillò il telefono. Era la linea interna, la mia segretaria dall’anticamera.
C’era un signore che non aveva appuntamento, ma diceva che era urgente.
Quasi nessuno ha mai appuntamento. La gente va dall’avvocato penalista quando ha problemi seri e urgenti, o è convinta di averli. Il che ovviamente è lo stesso.

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