domenica 6 novembre 2016

Paola Capriolo - La grande Eulalia

Vi racconterò ogni cosa, esattamente come si svolse, a cominciare dalla sera in cui la vidi per la prima volta.
Si accostò ai nostri carri, mentre dicevano le parti raccolti intorno al fuoco, ed era una ragazza come se ne trovano in tutti i paesi, timida, né bella né brutta. Non ricordo che nome portasse, ma certo era diverso da quello, noto a ciascuno, che in seguito assunse.
[...]
Signora,
vi scrivo di nuovo, dopo tanto tempo,per informarvi delle mie condizioni di salute.
Sono troppo debole per suonare, e da quando voi mi avete abbandonato non trovo alcun diletto nel violino. I soldati continuano a importunarmi passandomi due volte al giorno, attraverso la ruota, enormi vassoi pieni di mosche. Ne mangio ancora qualcuna, ogni tanto, ma con scarso appetito. non ho più neppure la forza di correre da un angolo all'altro della prigione di carta per cercare l'uscita.
Giaccio sul dorso, quasi sempre, con le zampe in aria e disteso nella mia branda vi scrivo adesso quest'ultima lettera.
farò lo sforzo di alzarmi per andare a riporla nel cassetto, insieme con tutte le altre. Chissà, forse dopo  la mia morte qualcuno ve le farà recapitare, ammesso che riescano a rintracciarvi, e che non abbiate ancora lasciato questo mondo per raggiungere la dimora celeste cui un tempo aspiravate. Là certo non avrete mai l'opportunità di incontrami, e perciò vi dico addio, mia metà crudele e innocente, eternamente divisa.

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