lunedì 5 dicembre 2016

Jonathan Coe - La casa del sonno (The House of Sleep - 1997)


Era l’ultima lite, almeno questo era chiaro. Ma benché l’avesse presentita da giorni e forse da settimane, nulla poteva placare l’ondata di rabbia e risentimento che gli stava montando dentro. Era lei dalla parte del torto, e s’era rifiutata di ammetterlo. Ogni argomento che lui aveva provato a opporre, ogni suo tentativo di mostrarsi conciliante e ragionevole gli era stato distorto, contorto e ribaltato contro. Come s’era permessa di tirare in ballo la serata – del tutto innocente – che lui aveva passato con Jennifer alla Mezzaluna? Come s’era permessa di definire “penoso” il suo regalo e di sostenere che aveva un’aria “sfuggente” quando glielo aveva dato? E come s’era permessa di tirare in ballo sua madre – sua madre, proprio così – accusandolo di andarla a trovare troppo spesso? E con l’aria poi di trarne conclusioni sulla sua maturità; peggio, sulla sua mascolinità…
Aveva lo sguardo fisso nel vuoto, ignaro dei passanti e di tutto quanto lo circondava.
“Troia, ” pensò tra sé e sé quando le frasi di lei gli tornarono alla mente. Poi ad alta voce, fuori dai denti stretti, lo gridò: “TROIA!”.
E si sentì un po’ meglio.
[...]
Sul momento non riuscì a dire di più. Sarah la scrutò non la riconosceva, non indovinava ancora.
“Ci conosciamo?”
“Certo che mi conosci,” disse lei. Sono io: Robert”.

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